Modello E rendiconto per cassa aggregato: chi può usarlo
Norme controllate il 7 novembre 2026
Il Modello E è il rendiconto per cassa in forma aggregata, introdotto dal decreto del 18 febbraio 2026: per ogni sezione si scrive un solo importo di entrate e uno di uscite, senza le voci di dettaglio del Modello D. Possono usarlo, se vogliono, tutti gli enti del Terzo settore con entrate fino a 60.000 euro, con o senza personalità giuridica.
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Chi può usarlo e da quando
- Tutti gli ETS con ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate non superiori a 60.000 euro (art. 13, comma 2-bis, del Codice del Terzo settore, introdotto dalla legge 104/2024).
- È facoltativo: in alternativa l'ente può usare il rendiconto per cassa ordinario, il Modello D, oppure il bilancio economico-patrimoniale.
- Una volta scelto, è vincolante: secondo la circolare del Ministero del Lavoro n. 6/2026 l'ente non può poi discostarsene.
- Si usa dal bilancio dell'esercizio in corso al 21 marzo 2026: per chi ha l'esercizio solare, dal rendiconto 2026, che si approva nel 2027. Chi ha un esercizio iniziato il 1° luglio o il 1° settembre 2025 può usarlo già per l'esercizio che chiude nel 2026.
- Restano fuori le imprese sociali e gli enti che operano esclusivamente o principalmente in forma di impresa commerciale.
Il decreto non dice su quale esercizio si misuri la soglia dei 60.000 euro; per il Modello D la regola è l'esercizio precedente.
Cosa cambia rispetto al Modello D
Lo scheletro è lo stesso: sezioni A (attività di interesse generale), B (attività diverse), C (raccolta fondi), D (attività finanziarie e patrimoniali) ed E (supporto generale), poi il totale della gestione, le imposte, la tabella degli investimenti e disinvestimenti, il riepilogo, la cassa e banca e il prospetto facoltativo dei costi e proventi figurativi.
La differenza è nel dettaglio: ogni sezione ha un solo importo per lato. Non si separano, per esempio, le quote associative dalle erogazioni liberali o dal 5 per mille: si scrive il totale delle entrate da attività di interesse generale. Restano le due colonne, esercizio dell'anno ed esercizio precedente, e restano le annotazioni in calce sulle attività diverse e sulle raccolte fondi occasionali.
Anche qui vale il controllo della cassa: cassa e banca di fine anno meno quelle di inizio anno devono dare l'avanzo o disavanzo complessivo.
Conviene?
Se l'associazione ha poche entrate e poche voci, il Modello E fa risparmiare lavoro e rende il rendiconto più semplice da leggere in assemblea. Il Modello D resta utile se vuoi mostrare ai soci e ai finanziatori da dove arrivano le entrate, per esempio quanto pesano le quote rispetto ai contributi. Visto che la scelta è vincolante, parlane con chi tiene la contabilità prima di cambiare.
Approvazione e deposito al RUNTS seguono le stesse regole del Modello D: le trovi nella guida al rendiconto per cassa.